In Aula il ddl Carenze, Gerosa: “Con questa terza via guardiamo alla scuola di oggi e alle sue sfide”
Si apre questa settimana in Aula la discussione sul disegno di legge n. 75, dedicato al sistema provinciale di recupero delle carenze formative e delle capacità relazionali degli studenti del secondo ciclo di istruzione e formazione, nonché all’introduzione della Carta delle studentesse e degli studenti. Il testo, che riguarda sia il sistema di istruzione che la formazione professionale, è il risultato di un percorso avviato oltre due anni fa, anche con la costituzione di un gruppo di lavoro dedicato e un confronto costante e determinante con il mondo della scuola. L’obiettivo non è tornare semplicemente al passato, né riproporre il vecchio modello degli “esami a settembre”. Dopo quindici anni dall’abbandono in Trentino di quel sistema, il disegno di legge individua una terza via: superare sia il recupero tardivo e concentrato nei mesi estivi, sia un’impostazione nella quale le carenze rischiano di trascinarsi troppo a lungo senza una presa in carico efficace. La proposta guarda alla scuola di oggi e alle sue sfide: innalzare la qualità degli apprendimenti, prevenire la dispersione scolastica esplicita e implicita, sostenere la motivazione degli studenti e rendere più chiara la corresponsabilità tra scuola, studenti e famiglie. In questa prospettiva, il recupero non è un adempimento formale, ma una parte integrante del percorso didattico, da attivare con interventi tempestivi, mirati e coerenti con i bisogni dello studente.
La prima innovazione riguarda l’organizzazione del recupero in due cicli biennali, corrispondenti al primo e al secondo biennio del secondo ciclo. Non si tratta di lasciare studenti e famiglie in sospeso per due anni: al contrario, il sistema biennale serve a rendere più tempestivo, continuo e progressivo il recupero, evitando accumuli di difficoltà che possono compromettere il percorso di studio.
Le carenze dovranno essere rilevate, comunicate e affrontate durante l’anno scolastico, e recuperate al massimo, inteso come termine ultimo possibile, alla fine di ogni biennio. Si supera così anche la logica del recupero concentrato soprattutto nei periodi estivi.
Il disegno di legge introduce inoltre una visione più ampia della valutazione. La valutazione viene intesa come un processo continuo, che integra funzioni formative, regolative e sommative: non serve solo a misurare gli esiti finali, ma accompagna l’apprendimento, orienta l’azione didattica e aiuta lo studente a comprendere dove e come migliorare.
Questa impostazione è anche coerente con le migliori evidenze internazionali sui sistemi educativi efficaci. Infatti, i sistemi che coniugano qualità ed equità sono quelli che intercettano precocemente le difficoltà, sostengono gli studenti durante il percorso e usano la valutazione anche come strumento di miglioramento, non solo di misurazione finale degli apprendimenti.
Un elemento centrale è il Piano di istituto di recupero delle carenze. Ogni istituzione scolastica e formativa sarà chiamata ad adottarlo sulla base di Linee guida provinciali, nel rispetto dell’autonomia scolastica. Si garantisce così un equilibrio tra autonomia delle scuole e omogeneità del sistema: ogni istituto potrà organizzarsi secondo le proprie caratteristiche, ma dentro un quadro comune di criteri e standard di qualità.
Per ogni studente con carenze sarà previsto un Piano individuale per il recupero, elaborato e aggiornato dal consiglio di classe. Il consiglio di classe viene quindi confermato come sede collegiale della valutazione e della progettazione educativa. Voglio rassicurare i docenti: questa riforma non intende trasformarli in esecutori di procedure burocratiche. Al contrario, valorizza la loro professionalità, riconoscendo il ruolo centrale dell’azione didattica, dell’osservazione educativa, della valutazione e della responsabilità collegiale.
Il registro elettronico servirà a rendere il processo più trasparente e chiaro alle famiglie. La documentazione delle carenze, dei percorsi attivati e degli esiti deve essere uno strumento di chiarezza e corresponsabilità nel rapporto tra scuola, studenti e famiglie. Anche su questo punto il testo è stato migliorato, tenendo conto delle osservazioni emerse nel confronto politico e scolastico.
Particolarmente significativo è il nuovo approccio alle capacità relazionali. Esse vengono riconosciute come parte integrante del percorso formativo degli studenti. La scuola, infatti, è anche lo spazio in cui si apprendono collaborazione, responsabilità, rispetto delle regole comuni, impegno e partecipazione alla vita della comunità. Le capacità relazionali vengono quindi valutate e, se necessario, recuperate attraverso percorsi strutturati di accompagnamento e responsabilizzazione. Non si introduce una logica meramente sanzionatoria: si riconosce invece che anche i comportamenti, le competenze sociali e la partecipazione possono essere oggetto di crescita, miglioramento e recupero. Un’altra novità è l’introduzione della Carta delle studentesse e degli studenti. La Carta definirà diritti, doveri, strumenti di garanzia e modalità di partecipazione attiva, riconoscendo studentesse e studenti come soggetti responsabili della comunità scolastica.
Il disegno di legge prevede un’applicazione graduale, a partire dalle prime classi, e monitorata, con attenzione ad azioni formative dei docenti, insegnanti della formazione professionale e dirigenti scolastici. Il monitoraggio - a cura del Dipartimento Istruzione e Iprase - avrà la durata di cinque anni scolastici e sarà fondamentale per verificare l’efficacia del sistema, misurare l’impatto sugli apprendimenti, sulla riduzione delle carenze, sulla prevenzione della dispersione e sul benessere scolastico, con la possibilità quindi di introdurre nel tempo eventuali correttivi sulla base dei dati raccolti.
In merito alle critiche sollevate in questi mesi, alcune sono state espresse in modo pregiudiziale o attraverso semplificazioni; altre, invece, hanno rappresentato un contributo utile e costruttivo, che ho apprezzato molto. Per questo desidero ringraziare docenti, dirigenti scolastici e tutti coloro che hanno scelto di entrare nel merito, avanzando osservazioni, proposte e suggerimenti, di cui ho tenuto conto. Alcune criticità emerse sono state chiarite durante gli incontri fatti, altre sono state superate attraverso il deposito di emendamenti, compresi quelli provenienti dalle minoranze appartenenti alla coalizione Ada. Tra i diversi interventi migliorativi, il superamento del riferimento alla “continuità” nelle attività di monitoraggio interno, alcune modifiche alle modalità di comunicazione delle carenze e degli esiti, per evitare il rischio di una comunicazione eccessiva o ridondante, un maggiore chiarimento su alcuni termini. Con Ada è aperto il confronto sulla previsione di una copertura finanziaria per riconoscere il lavoro dei docenti.
Il disegno di legge n. 75 rappresenta dunque un cambio di approccio significativo. Mette al centro il successo formativo, la responsabilità dello studente, la professionalità dei docenti, la collegialità dei consigli di classe, l’autonomia delle scuole e il diritto di ogni studentessa e di ogni studente a non essere lasciato solo di fronte alle proprie difficoltà. Recuperare una carenza non significa solo superare una verifica, ma rientrare pienamente in un percorso di apprendimento, crescita personale e partecipazione responsabile alla vita scolastica.
Ora inizia il confronto in aula. L’auspicio è che possa svilupparsi nel merito delle proposte, con l’attenzione e la serietà che un tema così rilevante per il futuro dei nostri studenti richiede.